• 20/07/2010

    Escolhidos o Tema e o Lema do 13º Intereclesial das CEBs

    Reunida desde o dia 17, no Centro de Expansão, diocese do Crato (CE), os participantes da 1ª Reunião da Ampliada Nacional das Comunidades Eclesiais de Base (CEBs) definiram o tema e o lema do próximo Intereclesial, que acontecerá em 2013. O tema definido foi "Justiça e Profecia a Serviço da Vida"; e o lema: "CEBs, Romeiras do Reino no Campo e na Cidade".

     

    Para isso, os participantes da Ampliada Nacional dedicaram todo o domingo, 18, visitando os principais locais onde se desenvolverá a dinâmica do Intereclesial: o Ginásio Poliesportivo de Juazeiro do Norte; o Instituto Federal de Educação, Ciência e Tecnologia; e os principais locais de Romaria, como a Igreja de São Francisco das Chagas, a Capela do Socorro (onde está enterrado o padre Cícero), na Basílica de Nossa Senhora das Dores e também no Horto, aos pés da grande estátua de nosso "Padim Padi Ciço".

     

    Pela tarde, foi exibido o filme "Nos Caminhos de Juazeiro" com os comentários da irmã Annete Beaudelin sobre a espiritualidade e mística dos romeiros do Padre Cícero. E em seguida, o padre Edmilson Ferreira, coordenador pastoral da diocese de Crato, expôs a caminhada pastoral da diocese, suas opções pastorais e as ações já realizadas para o 13º Intereclesial.

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  • 20/07/2010

    Il Mondo che ci circonda nº 922

    Leaderes uniti contro il processo di criminalizzazione dello stato della Bahia

     

    Índios Tupinambá, Pataxó Hã Hã Hãe, Tuxá, Kiriri e Paiaia protestano contro il processo di criminalizzazione di leaderes indigeni e chiedono che le autoritá provvedano alla scarcerazione del capo villaggio Babau e di suo fratello.

     

    Dal giorno della detenzione del leader di spicco Tupinambá della comunitá di Serra do Padeiro, comune de Buerarema (BA), Rosivaldo Ferreira da Silva, conosciuto come cacique Babau, i leaderes del sud dello stato vivono nel timore e sempre reclusi nei loro villaggi. Da marzo, gli alunni dei villaggi non frequentano la scuola media, mese nel quale Babau é stato arrestato, di notte, nella sua casa, dalla Polizia Federale.

     

    Le minacce rivolte agli indios dai latifondisti, dai pistoleros e addirittura dalla gente della regione, sono costanti. I leaderes hanno dovuto sospendere la partecipazione dei ragazzi alle lezioni dovuto alle costanti minacce. Minacce anche di incendiare il bus scolastico che li trasportava cuotidianamente. Giovani indios che frequentano l’universitá sono stati costretti a sospendere il corso perché soffrivano minacce addirittura dentro la propria classe.

     

    Stanchi di aspettare una soluzione che non é ancora apparsa, i leaderes indigeni della regione hanno provveduto unirsi per rivendicare allo stato e alla federazione risposte urgenti. La seconda settimana di luglio, circa 300 leaderes si sono accampati negli spazi dell’Assemblea Legislativa dello stato della Bahia e della Segreteria di Giustizia, in Salvador.

     

    I leaderes indigeni rivendicano che siano presi provvedimenti per coibire i costanti attacchi dei quali sono vittime che, molto volte, sono praticati dalla stessa Polizia Federale, organo che, paradossalmente, dovrebbe garantire la loro sicurezza. Chiedono anche che si ponga fine al processo di criminalizzazione della lotta di rivendicazione promossa dai loro popoli che mira riavere i loro territori tradizionali.

     

    La lotta giuridica per la scarcerazione dei leaderes Tupínambá

     

    Il 15 di luglio, una commissione di leaderes Pataxó Hã Hã Hãe e Tupinambá si é riunita con la presidente del Tribunale di Giustizia della Bahia, Drª Telma Britto. Durante l’incontro, hanno trattato del crescente processo di criminalizzazione dei quali sono oggetto i popoli indigeni nello stato, una situazione decorrente dalla loro lotta per riavere i territori tradizionali. I leaderes hanno dimostrato alla presidente l’importanza culturale delle loro terre che sono, per loro, fonte di vita materiale e spirituale.

     

    Sensibilizzata dall’esposizione fatta dagli indios, la presidente del TJBA ha espresso il suo pensiero circa la necessitá di agevolare la distribuzione degli habeas corpus in transito nel Tribunale che hanno relazione con la lotta del popolo Tupinambá ed anche i nuovi habeas corpus presentati oggi, uno innoltrato dalla segreteria giuridica del Cimi, elaborato da Patrícia Rodrigues Santos Moraes.

     

    La commissione di leaderes ha anche incontrato il giudice responsabile degli habeas corpus, Dr. Jeffeson Alves de Assis. Secondo il magistrato, il primo HC presentato dalla Funai, é all’analisi del Pubblico Ministero e aspetta la redazione di un parere. Il giudice ha affermato che, caso il PM emetta il giudizio in una settimana, gli HC potranno essere giudicati giovedí prossimo (giorno 22).

     

    Il 12 luglio, la commissione di leaderes si é riunita con la segretaria di Giustizia della Bahia, Lucina Tannue e con il sottosegretario di Sicurezza Pubblica dello stato, Ary Pereira. Il sottosegretario ha proposto la realizzazione di una udienza pubblica nella cittá di  Buerarema, per chiarire, assieme alla gente di quella cittá, la situazione creata, con l’obbiettivo di porre un fine alle pratiche di incitamento contro gli indios della regione, una pratica promossa dai latifondisti e dalla stampa di quella regione.

     

    Patrícia Pataxó, studente di diritto, ha recentemente partecipato della Conferenza dell’ONU, difendendo i diritti dei popoli indigeni assieme a rappresentanti del CIMI, della CPT, dell’MST e del Forum per la Lotta per Terra Lavoro e Cittadinanza della Regione del Cacao.

     

    Il sottosegretario di Sicurezza Pubblica dello stato, Ary Pereira, ha garantito alla commissione indigena che saranno realizzate investigazioni per appurare le denunce fatte dai rappresentanti della comunitá Serra do Padeiro che hanno riferito circa il coinvolgimento di poliziotti civili nell’attentato alla vita di Babau e di altri membri della sua famiglia. Il sottosegretario ha anche affermato che, se sará necessario, invierà di stanza un contingente di poliziotti per garantire l’integritá della comunitá, considerando che la stessa si trova accerchiata dentro la propria area.

     

    Per i leaderes é sconcertante costatare come la Polizia Federale ha agito con le comunitá indigene. Loro sostengono che "é necessario porre un fine a questa situazione di minacce e attentati alle nostre comunitá. Ci stanno trattando come pericolosi banditi, mentre i veri banditi vivono liberi e liberi di praticare crimini e non gli succede niente"!

     

    Secondo i leaderes, esiste omissione nell’appurare le denunce e la mancanza di impegno del potere pubblico in rapporto alle rivendicazioni degli indios nello stato della Bahia. Tainã Andrade Tupinambá afferma che "quello che piú ci sdega, é vedere che le denunce sono innoltrate, sono provate le irregolaritá e ninte é stato fatto. Un esempio é l’arresto del capo villaggio Babau e dei suoi fratelli, detenzioni ripiene di irregolaritá e, nonstante questo, loro continuano detenuti in prigione. Vogliamo che siano scarcerati!".

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  • 19/07/2010

    Report No. 922: Leaders unite in opposition to criminalization process in Bahia

    Since the arrest of Rosivaldo Ferreira da Silva, known as cacique (chief) Babau, leader of the Serra do Padeiro community of the Tupinambá people in the municipality of Buerarema, Bahia (BA), the indigenous peoples in the southern region of the state have been living in fear and virtually imprisoned in their villages. Students in the community have not been attending classes (high school) since March, the month in which Babau was taken from his home in the middle of the night by Federal Police.

    There have been constant threats to the indigenous people made by farm owners, gunmen and even the general population. The leaders found it necessary to suspend travel by students to schools because of recurrent personal threats and threats to burn the school bus that transports them. Youth who attend college had to suspend course work because they were being threatened within their own classrooms.

    Tired of waiting for a solution that never comes, the indigenous leaders of the region decided to unite and seek immediate answers from the state and federal governments. On Monday, July 12, nearly 300 leaders engaged an encampment in the Legislative Assembly of Bahia and the Department of Justice, in Salvador.

    They demand a stop to the constant attacks of which they have been victims and that are often carried out by the Federal Police, the agency that is supposed to guarantee their safety. They are further calling for an end to the process of criminalization of the struggle of indigenous peoples seeking the recognition and demarcation of their traditional territories.

    The legal struggle for the release of Tupinambá leaders

    On the morning of July 15, a commission of Pataxó Hã Hã Hãe and Tupinambá leaders met with the President of the Tribunal of Justice of Bahia (TJBA), Dr. Telma Britto. During the meeting, they talked about the increasing process of criminalization against the indigenous people of the state, a situation resulting from the struggle for possession of their traditional territories. They demonstrated to the president the cultural importance of their lands, which are a source of material and spiritual life.
    Sensitized with the presentation made by the indigenous representatives, the president of TJBA understood the necessity to expedite the habeas corpus related to the struggle of the Tupinambá People filed with the Tribunal, as well as new habeas corpus petitions filed today, one of which was filed by Cimi.

    The committee also spoke with the judge rapporteur for the habeas corpus filings, Dr. Jeffeson Alves de Assis. According to the magistrate, the first Habeas Corpus filed by Funai is being reviewed by the Ministério Público (office of the federal prosecutor). He said that if the MP issues an opinion by early next week, the HCs could be judged on Thursday, July 22nd .

    Department of Justice

    On July 12, a delegation of these indigenous leaders met with the Secretary of Justice of Bahia, Lucina Tannue and with State Undersecretary of Public Safety, Ary Pereira. On that occasion, Pereira proposed holding a public hearing in Buerarema to clarify this situation with the population of this municipality, with the objective of putting an end to the practice of incitement against the indigenous people of the region. The practice of incitement has been spearheaded by farm owners and also by the local press.
    Also participating in the meeting were law student Patricia Pataxó, who recently participated in the UN Conference defending the rights of indigenous peoples; representatives of the Indigenous Missionary Council (Cimi), the Pastoral Land Commission (CPT),  the Movement for Landless Workers (MST), and the Forum of Struggle for Land Labour and the organization for Citizens of the Cocoa Region

    The Under Secretary assured the delegation that investigations would be carried out to verify the denunciations made by representatives of the community of Serra do Padeiro of involvement by civil police in the attempt to assassinate cacique Babau and other representatives of his family. He also said that if necessary a contingent of policemen will be deployed to ensure the community the right to come and go, which according to reports, is trapped within their area.

    For the leaders it is revolting to observe how the Federal Police have acted with the indigenous communities. "We must put a stop to this situation. We are being treated as dangerous criminals when the real criminals are out there, perpetrating this and nothing is done with them", he said.

    According to the leaders there are omissions in the discovery process of investigations of complaints, and indifference on the part of the government regarding claims of indigenous peoples in the state. "What also revolts us is that the denunciations are made, irregularities in the actions are documented, and nothing concrete is done. An example of this situation is the arrest of the cacique Babau, his brothers and sister, which have been plagued by irregularities and despite this, they remain in custody. We want them to be released!".  "They were arbitrarily arrested for defending an indigenous land that is in the final process of demarcation", said Andrade Tainã Tupinambá.

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  • 16/07/2010

    Lack of Private Sector in Belo Monte Consortium Signals Investor Concerns Over Financial Risks

    by: International Rivers and Amazon Watch

    Amazon Mega-Dam Deemed Unfeasible in Risk Scenario Analysis

    Brasilia, Brazil – This week’s announcement detailing the members of the consortium seeking to build the controversial Belo Monte Dam in the Brazilian Amazon reveals a striking lack of private sector participation. The 18-member Norte Energia consortium(1) is marked by the absence of key players in the country’s dam-building industry. State-owned or state-controlled participation in the consortium totals 77.5 percent, dwarfing the role of private sector investors and reflecting concerns about the financial risks associated with the world’s third-largest planned hydroelectric project.

    The lack of private sector enthusiasm reflects a series of unanswered questions, including the dam’s higher-than-projected construction costs and uncertain generating capacity, as well as doubts about costs stemming from mitigation of its massive social and environmental impacts.  

    The federal government’s willingness to use massive public subsidies and pension funds in a project of dubious economic viability has drawn sharp criticism in Brazil.  "Taxpayers and workers with investments in pension funds have no idea of the huge risks associated with Belo Monte.  The workers of Petrobras, Caixa Economica Federal, and Banco do Brasil are spending their retirement money to subsidize what private investors are afraid to touch," said Raul do Vale, spokesperson from  the Instituto Socioambiental.

    An influential report entitled "Uncertainties in Amazon Hydropower Development: Risk Scenarios and Environmental Issues around the Belo Monte Dam" released in May by the Instituto Tecnológico de Aeronáutica in São Paulo and the Conservation Strategy Fund in California has fueled investor fears. The report found that there is only a 28 percent chance that the Belo Monte Dam would yield a positive rate of return over the first 50 years of its operation. The report’s risk scenario analysis calculates a high likelihood of a loss for investors ranging between US$3 – 8 billion.

    Questions over the inefficiency of Belo Monte, which will produce an average of only 39 percent of its 11,233 megawatt installed capacity due to seasonal fluctuations in the river’s flow, indicate that the project’s heavy financial risks could only be solved by building additional reservoirs upstream.  The risk scenario report concludes that "construction of Belo Monte now will lead to an entirely foreseeable – some would say planned – crisis, which will exert enormous pressure for the construction of new dams upstream of Belo Monte to store water and enable the dams’ capacity to be fully used."  Critics have long maintained that Belo Monte is only the first of a series of planned dams on the Xingu.
     
    Given uncertainties over the project’s economic viability, the Brazilian government has announced a series of generous perks to lure investors, including subsidized loans, tax breaks and public-guaranteed insurance.  The National Development Bank, BNDES, has committed to finance up to 80 percent of Belo Monte’s US$17 billion price tag, with interest rates of a mere 4 percent, a generous grace period and 30 years for repayment in what will be the largest loan in the bank’s history.  The bank has already issued subsidized credit totaling  US$8 billion (R$14 billion) and 50 percent tax breaks over 10 years to increase the private sector’s involvement in Belo Monte’s auction on April 20th and to entice European turbine suppliers Alstom, Andritz, and Voith-Siemens in signing with the consortium.  BNDES has repeatedly been charged with having weak social and environmental safeguards, a lack of transparency in lending decisions, and deficient public oversight mechanisms.

    "Belo Monte and other mega-dams in the Amazon are not necessary.  Studies have shown that by investing in energy efficiency and alternative sources of energy, Brazil could avoid the need for huge dams in the Amazon and save billions in the process," said Brent Millikan, Amazon Program Director at International Rivers. "This project is a government handout to large construction and energy companies, several of which are major funders of political campaigns, at the expense of the Brazilian taxpayer, indigenous people, riverbank dwellers, small farmers and the Xingu River’s incredible biodiversity."

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    Note
    (1) Norte Energia is dominated by the state-led electric utility Eletrobras, with a 49.98% stake divided among itself (15%) and regional subsidiaries Eletronorte (19.98%) and Chesf (15%).  Pension funds of government banks and other state-owned entities will hold an impressive 25% stake in the consortium, including the Petros fund of Petrobras employees (10%), the funds Funcef (2.5%) and Caixa FI Cevix (2.5%) pertaining to Caixa Econômica Federal employees, and finance from Bolzano Participações (10%), which draws on the Previ fund of Banco do Brasil employees, as well as investments from Spanish electric utility Iberdrola.   Such government-led participation, totaling 77.5%, dwarfs the role of private sector investors in the consortium, such as regional pig iron producer Sinobras (1%) and energy company Gaia Energia e Participações of Grupo Bertin (9%), the leading player in the Brazilian Amazon’s beef industry.

    Media Contacts: 

    Brent Millikan, International Rivers, +55 61 8153-7009 [email protected]
    Christian Poirier, Amazon Watch, + 1 510 666-7565, [email protected]

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  • 16/07/2010

    Ministério da Justiça suspende Portaria Declaratória da TI Taquara

    O ministro da Justiça, Paulo Barreto, em cumprimento à decisão liminar proferida em pelo Supremo Tribunal Federal (STF) suspendeu os efeitos da Portaria nº 954, de 4 de junho de 2010, que declarou a Terra Indígena Taquara como terra tradicionalmente indígena e conferia posse permanente da área ao grupo indígena Guarani Kaiowá, de Mato Grosso do Sul.

     

    Taquara

     

    A Tekoha Taquara, localizada no município de Juti, em Mato Grosso do Sul, compreende uma área de aproximadamente 9.700 mil hectares. Os estudos para identificação da terra começaram em 1999. Atualmente, os cerca de 300 indígenas que vivem no local ocupam apenas 100 hectares da área reivindicada.

     

    Taquara, área de disputa entre indígenas e grandes fazendeiros da região, foi palco do assassinato do cacique Marcos Véron e de violência contra outros seis indígenas, em janeiro de 2003. O crime foi motivado pela intensa disputa de terra, quando o grupo de Véron reivindicava a posse da área. Acampados na fazenda Brasília do Sul, que incide totalmente na TI Taquara, os indígenas foram atacados por homens armados, que dispararam contra o grupo, além de ameaçar e espancar indígenas. Véron, que tinha 72 anos, não resistiu às agressões e morreu com traumatismo craniano no hospital.

     

    Os agressores foram contratados por fazendeiros para retirar os indígenas da área. O Ministério Público Federal (MPF) denunciou 28 pessoas pelo crime. Três delas começaram a ser julgadas este ano. Além do homicídio duplamente qualificado pelo motivo torpe e meio cruel (o cacique foi morto a golpes na cabeça), o MPF e Funai pedem a condenação por crime de tortura, tentativa qualificada de homicídio, sequestro, fraude processual e formação de quadrilha.  

     

    Ação Cautelar nº 2641 – STF

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  • 16/07/2010

    CPT Santarém apresenta dossiê contra Cargill em audiência pública na região

    A CPT entregou por ocasião de audiência sobre a Cargill, no dia 14 de julho, em Santarém (PA), um "dossiê" ao MPF e ao Secretário de Meio Ambiente do Pará com mais de 150 documentos que demonstram claramente todos os impactos que a Cargill provoca, direta ou inderetamente, na região. Os documentos são uma coletânia de alguns anos de atuação da CPT monitorando a soja nessa região.

     

    No dia seguinte à audiência foi protocolado um pedido de abertura de inquérito policial para apurar se houve fraude no Estudo de Impacto Ambiental (EIA) apresentado pela empresa Cargill em Santarém (PA). O EIA diz respeito à construção do terminal graneleiro da Cargill no município, em funcionamento desde 2003.

     

    Confira abaixo Carta da CPT Santarém apresentando o conteúdo do dossiê e a lista de documentos entregues na audiênica:

     

    A Comissão Pastoral da Terra (CPT) está trabalhando desde 2005 com a temática da soja no Pará. Nos primeiros três anos a CPT desenvolveu trabalhos em três pólos no Pará: Redenção, Paragominas e Santarém. Estes estudos levaram à conclusão que o avanço da fronteira agrícola, baseada na cultura da soja, acirrou o conflito no campo. Hoje a CPT está atuando principalmente no pólo de Santarém evidenciando os impactos sociais provocados pela expansão da soja no Pará.

     

    No Baixo Amazonas, a produção da soja é garantida a partir da construção do porto graneleiro da multinacional Cargill. Porto construído em desacordo com as normas brasileiras. A afronta às leis brasileiras e o desrespeito à população local foram tantos que movimentos populares locais e a igreja provocaram o Ministério Público Federal (MPF) que ingressou com uma ação civil pública contra a empresa estrangeira.

     

    Uma década se passou e, enquanto isso, a multinacional Cargill ergueu seu porto em cima da única praia urbana de Santarém e iniciou suas atividades. Em janeiro de 2007 o Tribunal Regional Federal toma uma decisão que desagrada os movimentos sociais, pois, logo após um desembargador do mesmo tribunal decidir o fechamento da Cargill para realizar o Estudo de Impactos Ambientais e Relatório de Impacto ao Meio Ambiente (EIA/RIMA), vem uma segunda decisão, em que a Cargill deveria iniciar o EIA/RIMA sem paralisar suas atividades. A lei obriga o empreendedor realizar o EIA/RIMA antes da execução de um empreendimento. No caso da Cargill em Santarém, a situação se inverteu. Não dá para compreender como tal decisão permite que o EIA/RIMA seja realizado sem a paralisação das atividades portuárias da empresa. Para os movimentos sociais, CPT e MPF o EIA/RIMA deveria ser feito a partir da paralisação das atividades do porto.

     

    Em 2008 os estudos iniciaram e a preocupação é que o EIA/RIMA limite-se à parte física do porto da multinacional. A presença da Cargill em Santarém é responsável direta por toda a produção da soja e sua constante ameaça ao meio ambiente e principalmente as populações rurais locais em toda região. A mudança paisagística dos planaltos santareno e belterrense é uma prova clara das mudanças ocorridas com a chegada da soja na região. Maior que a mudança paisagística é o aumento dos conflitos sociais ocorridos a partir da chegada de centenas de produtores de soja oriundos de estados brasileiros produtores de soja. Estes conflitos em um primeiro momento levaram famílias da agricultura familiar saírem de suas terras e concentrar em espaços menores a margem da BR 163 e outras regiões, assim como a periferia de Santarém.

     

    Segundo informações do Sindicato de Trabalhadores e Trabalhadoras Rurais de Santarém e informações obtidas a partir das visitas da CPT na região, mais de 500 famílias deixaram suas terras para dar lugar aos campos de soja. Em menos de cinco anos comunidades inteiras se tornaram propriedades de um ou dois produtores de soja, outras tiveram sua população diminuída drasticamente. Uma das principais ameaças ao ambiente amazônico é a contaminação dos recursos hídricos que tem chamado a atenção pela forma silenciosa como tem acontecido. As comunidades tradicionais sempre usaram os rios e igarapés como fontes de vida. A presença dos plantios de soja nestas regiões, utilizando vários tipos de produtos químicos, tem causado envenenamento destes cursos d’água. Inúmeros pesticidas utilizados nas lavouras de soja, para controle de pragas e ervas daninhas entram em contato com o solo, podendo ser lixiviado, atingindo as águas superficiais, e também podem ser infiltrados e atingir as águas subterrâneas, contaminando esses recursos. Relatos de moradores denunciam envenenamento dos igarapés no planalto santareno o que já gerou vários problemas de saúde.

     

    Outro problema observado em nossa região é a crescente eutrofização dos ambientes aquáticos, produzida principalmente por atividades humanas que causam um enriquecimento artificial destes ecossistemas. O grande aumento de cultivos monoespecíficos em nossa região requer o uso extensivo de fertilizantes para aumentar o crescimento vegetal, isso está levando a um rápido e acelerado processo de eutrofização de nossos cursos d`água. Este pode ser um dos principais fatores que levaram a ocorrência de um Boom de Cianobactérias tóxicas do gênero Anabaena sp. Na margem direita do rio Tapajós no município de Santarém. Estudos feitos pelo Instituto Evandro Chagas confirmam o desequilíbrio ecológico na comunidade fitoplanctônica caracterizado pela proliferação predominante deste organismo de importância relevante para a saúde pública, pois são produtores de cianotoxinas com atividades neurotóxicas (Anatoxinas e saxiotoxinas) e hepatotóxicas (Microcistinas).

     

    Outro grande e preocupante problema nos rios da região do Baixo Amazonas é a introdução de espécies exóticas invasoras, transportadas pela água de lastro dos navios que transitam e aportam nos rios da região. Estudos confirmam a introdução do molusco bivalve Corbicula fluminea nos rios Surubiú (braço do rio Amazonas) e Tapajós. O molusco de origem asiática, após o estabelecimento de uma nova população, sua taxa de crescimento e capacidade reprodutiva permite que a espécie alcance altas densidades ocasionando uma diminuição drástica no número de espécies nativas. Entre as conseqüências diretas da invasão de espécies exóticas em ecossistemas diferentes, estão à diminuição da biodiversidade e o desequilíbrio ambiental. O grande agravante é que invasões biológicas não desaparecem por conta própria em médio ou longo prazo.

     

    Atualmente, pode-se dizer que a descarga de água de lastro (SILVA et al., 2004) e a bioincrustação em estruturas navais (WONHAM et al., 2001) são potencialmente as mais importantes vias de introdução de espécies nos portos de todo o mundo e uma das grandes ameaças ao equilíbrio ecológico dos ambientes aquáticos da Amazônia. A introdução de espécies exóticas pode causar impactos catastróficos para a saúde, ecologia e economia dos ambientes hospedeiros.

     

    Além da irregularidade do porto graneleiro da Cargill, a empresa compactua com a irregularidade dos produtores de soja ao comprar e financiar a produção local. As irregularidades foram tantas que para livrar aqueles produtores das punições, foi proposto ao MPF um Termo de Ajuste de Conduta – TAC. A ONG The Nature Conservancy – TNC, que recebeu recursos da Cargill ficou responsável por este assunto. Foram feitas várias discussões e versões de minutas ao MPF. A proposta do TAC flagrava a tentativa de retirar a responsabilidade dos produtores que agiram irregularmente em suas áreas de plantio, que o MPF rejeitou a proposta do TAC.

     

    Os campos de soja ocupam hoje áreas que anteriormente produziam alimentos para a subsistência das famílias locais, e o excedente abastecia o mercado das cidades da região. Evidentemente que quanto mais soja nas áreas das agriculturas familiares, menos feijão, milho, frutas, legumes e etc. Já está identificado que, com a chegada da soja, houve uma diminuição na produção de culturas temporárias, dieta básica da população. Mais de 130 comunidades ainda estão localizadas nos planaltos santareno e belterrense. Ao mesmo tempo, empresários e políticos defensores da soja na região, indicam essas mesmas áreas como potenciais para a produção da soja, por ser uma área "antropizada". A utilização dessas áreas é feita pelas famílias que produzem para sua subsistência e vendem o excedente nas cidades vizinhas. Logo, a transformação do planalto em campos de soja cria um problema de insegurança alimentar.

     

    Após a pressão das ONGs ambientalistas contra a derrubada de florestas primária para o plantio de soja, é comum ouvirmos o discurso de que não haverá mais derrubadas de florestas primárias. Por outro lado, a iniciativa privada e até mesmo os governos têm incentivado a produção de soja em áreas de florestas secundárias. Utilizando-se do termo "áreas degradadas", antropizadas ou improdutivas, os sojeiros fazem o discurso de aproveitamento dessas áreas para o cultivo de monoculturas. Nos municípios de Santarém e Belterra há mais de 500.000 ha. de áreas de florestas secundárias ou de capoeira que são cada vez mais pressionadas pelo cultivo de soja.

     

    Além da presença de milhares de famílias tradicionais nesta área, que sofrem os impactos provocados pela expulsão. Outro grande impacto, a curto prazo, é a redução drástica da capacidade de regeneração natural da floresta. A remoção dos troncos e raízes, comumente realizadas, elimina o principal mecanismo de regeneração das capoeiras (Pereira e Vieira, 2001).

     

    Segundo estudo de Zoneamento Agroecológico realizados por técnicos da Embrapa nos planaltos de Santarém e Belterra, há uma indicação clara da necessidade de multi-cultivos e não do monocultivo. Isto demonstra claramente a necessidade da permanência das famílias tradicionais que já praticam o cultivo de várias espécies, possibilitando a manutenção das condições ecológicas, permitindo assim, o uso sem provocar danos irrecuperáveis. Em 2005, aconteceu a maior produção da soja em Santarém, alcançando 66.000 toneladas, segundo IBGE. Essa quantidade significa muito pouco no total embarcado no porto da Cargill em Santarém. Porém, isso também significa que, à medida que a produção do grão cresça na região, maiores serão os impactos sociais provocados pela substituição da agricultura familiar pela produção da soja.

     

    A moratória da soja proposta pela ABIOVE funciona mais para a propaganda da Cargill do que para a diminuição dos conflitos promovidos pela produção da soja em nossa região. Como é possível fazer acordo com uma empresa que comete tamanho crime contra as leis brasileiras. Cobraremos sempre que se tenha mais seriedade e se condene tais criminosos.

     

    A CPT tem recebido grande número de situações que demonstram claramente o aumento de conflitos nos municípios da Diocese de Santarém (Almeirim, Prainha, Monte Alegre, Santarém, Belterra e Aveiro), além de outros do entorna da BR e Baixo Amazonas. Este aumento de conflitos se dá a partir da chegada e instalação da Cargill em Santarém. A disputa pela terra provoca uma ação violenta e insana de grilagem de terras nas regiões ocupadas por populações tradicionais. O resultado disto são as mortes, ameaças, intimidações, atentados contra sindicalistas e as lideranças comunitárias.

     

    A violência chega a Igreja. A ameaça de morte a inúmeras lideranças da nossa Diocese provoca uma grande insegurança na região. Alguns religiosos defensores dos direitos humanos se manifestam contra a onda de crimes praticados contra o povo da Amazônia. Por sua coragem padres passaram também a sofrer ameaças de morte. A Diocese de Santarém, em nota, manifesta seu compromisso social frente à nova fronteira agrícola, criticando o clima de violência que se implantou na região. Os Missionários do Verbo Divino, reunidos em Roma, também denunciaram as ameaças de morte aos religiosos.

     

    Para atender cada vez mais aos interesses do agronegócio, do qual a Cargill é a força nefasta na região, observamos o empenho dos governos em atender com políticas públicas. Fortalecendo o monocultivo na região (no nosso caso a soja). Foi neste sentido que a MP 458 (MP da grilagem) virou lei e começa sua efetivação exatamente pelas faixas das BRs 163 e 320 onde a soja cresce. No mesmo sentido o governo do Estado do Pará aprova sua lei de alienação de terras públicas com a lei 7.289/2009. Alem, de realizar e concluir um Zoneamento também no eixo das BRs indicando as áreas para a expansão e consolidação do agronegócio. Portanto a Cargill significa muito mais que um porto graneleiro construído na única praia urbana de Santarém. Ela é a grande ameaça a vida na Amazônia.

     

    O EIA/RIMA, que foi realizado e apresentado, pretende ser apenas um instrumento para a legitimação da irregularidade da multinacional Cargill S.A. A dissimulação é tanta que o MPF solicitou novo estudo que suprisse várias falhas. Numa tentativa clara de enganar a sociedade e órgãos públicos um novo material foi elaborado, desta vez com maior efeito visual e pouco conteúdo. Ainda assim, o mesmo material teve pouca divulgação. Mesmo com a data para audiência pública marcada o próprio MPF, que propôs as mudanças, não tinha recebido o "novo" documento. Isto foi motivo inclusive de mudança de data para a audiência.

     

    Ora, o EIA/RIMA deve ser um produto que satisfaça o interesse exclusivo da população afetada pela obra ilegal da Cargill. Portanto, o Estudo deve atender todos os pré-requisitos legais exigidos e, principalmente, os interesses legítimos da sociedade civil, apresentando de forma clara e honesta todos os impactos já provocados e aqueles possíveis a médio e longo prazo. O resultado que vemos claramente é uma tentativa cômica de justificar a existência do porto graneleiro daquela multinacional.

     

    Neste sentido, a CPT apresenta esta coletânea de documentos ao MPF e SEMA para a devida análise. Pois, entendemos que conceder o licenciamento àquela empresa estrangeira significa dizer que o crime compensa. Afinal, legaliza um crime cometido contra nossa pátria, ao mesmo tempo em que abre um precedente terrível de estimulo à extinção dos povos que habitam as áreas destinadas à soja e ainda, toda uma mudança paisagística no bioma amazônico.

     

    Assim, nos juntaremos ao Ministério Público Federal e as demais organizações populares locais para lutarmos e, se for o caso, denunciarmos se o órgão estadual responsável por licenciamento for omisso aos fatos apresentados.

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  • 16/07/2010

    Fórum das Américas deverá receber 10 mil participantes

    Organizadores do IV Fórum Social das Américas, agendado para o período de 11 a 15 de agosto, em Assunção, capital do Paraguai, esperam receber dez mil pessoas e delegações de todos os países do continente, a fim de articular iniciativas sociais e de pensamento crítico na busca de outro "mundo possível".

     

    O evento vai acontecer no Instituto Superior de Educação e terá a participação de organizações sociais, camponesas e indígenas da América Latina. 

     

    O encontro hemisférico de fé e política, que integra a programação do Fórum, pretende recuperar a memória histórica do compromisso dos cristãos na América Latina na construção de um mapa da região onde sejam enfocados rostos, nomes, organizações e momentos significativos nos quais os crentes, de diferentes épocas, participaram nas lutas por mudanças sociais.

     

    A conjuntura latino-americana também terá espaço no Fórum, com apresentações e trabalhos de grupos de reflexão, destacando-se o painel Desafios da Teologia na nova conjuntura do continente.

     

    Outros eixos, como os problemas da educação, a diversidade, o caráter multicultural da América Latina e a questão indígena e afro-descendente, também estarão na pauta do encontro. Temas que não ficarão de fora da agenda do encontro são a militarização, a dominação imperial e as alternativas de resistência dos povos.

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  • 15/07/2010

    Informe nº 922: Lideranças se unem contra processo de criminalização na Bahia

     

    Desde a prisão da importante liderança Tupinambá da comunidade Serra do Padeiro, município de Buerarema (BA), Rosivaldo Ferreira da Silva, conhecido como cacique Babau, os indígenas do sul do estado vivem amedrontados e trancafiados em suas aldeias. Os alunos da comunidade estão sem ir às aulas (de ensino médio) desde março, mês em que a Babau foi levado de sua casa pela Polícia Federal durante a madrugada.

     

    Têm sido constantes as ameaças de fazendeiros, pistoleiros e até de populares feitas aos indígenas. As lideranças tiveram que suspender a ida dos estudantes às escolas, pois ameaças pessoais e de incêndio ao ônibus escolar que os leva têm sido recorrentes. Jovens que freqüentavam a faculdade tiveram que suspender o curso, pois estavam sendo ameaçados dentro das próprias salas de aula.

     

    Cansados pela espera de uma solução que nunca vem, as lideranças indígenas da região resolveram se unir e buscar respostas imediatas junto aos governos estadual e federal. Na segunda-feira, 12 de julho, cerca de 300 lideranças acamparam em espaços da Assembléia Legislativa da Bahia e da Secretaria de Justiça, em Salvador.

     

    Eles reivindicam providências para interromper os constantes ataques de que têm sido vítimas e, que muitas vezes, são praticados pela própria Polícia Federal, orgão que deveria garantir- lhes segurança. Ainda pedem o fim do processo de criminalização da luta dos povos indígenas em busca de seus territórios tradicionais.

     

    A luta jurídica pela soltura das lidernaças Tupínambá

     

    Na manhã do dia 15 de julho, uma comissão de lideranças Pataxó Hã Hã Hãe e Tupinambá se reuniu com a presidente do Tribunal de Justiça da Bahia, Drª Telma Britto. Durante o encontro, eles falaram sobre o crescente processo de criminalização contra os povos indígenas do estado, situação decorrente da luta pela posse de seus territórios tradicionais. Eles demostraram à presidente a importância cultural de suas terras, que são fonte de vida material e espiritual.

    Sensibilizada com a exposição dos indígenas, a presidente do TJBA entendeu da necessidade de agilizar a distribuição dos habeas corpus relacionados à luta do Povo Tupinambá que aguardavam no Tribunal, bem como de novos habeas corpus impetrados no dia de hoje, um dos quais pela assessoria jurídica do Cimi com a contribuição de Patrícia Rodrigues Santos Moraes.

    A comissão conversou ainda com o juiz relator dos habeas corpus, Dr. Jeffeson Alves de Assis. De acordo com o magistrado, o primeiro HC impetrado pela Funai está com vista ao Ministério Público, aguardando elaboração de parecer. Ele afirmou que, caso o MP emita parecer até o início da próxima semana, os HCs poderão ir a julgamento na próxima quinta-feira (22).

    Secretaria de Justiça

    No dia 12 de julho, uma comitiva dessas lideranças se reuniu com a secretária de Justiça da Bahia, Lucina Tannue e com o subsecretário de Segurança Pública do estado, Ary Pereira. Na ocasião, Pereira propôs a realização de uma audiência pública em Buerarema para esclarecer junto à população do município esta situação, com o objetivo de por fim às práticas de incitamento contra os indígenas da região. Prática esta que tem sido encabeçada por fazendeiros e também pela imprensa local.

     

    A estudante de direito que recentemente esteve na Conferência da Organização das Nações Unidas (ONU) defendendo os direitos dos povos indígenas, Patrícia Pataxó e representantes do Conselho Indigenista Missionário (Cimi), da Comissão Pastoral da Terra (CPT), do Movimento dos Trabalhadores sem Terra e do Fórum de Luta por Terra Trabalho e Cidadania da Região Cacaueira também participaram do encontro.

     

    O subsecretário garantiu à comitiva que serão realizadas investigações para apurar as denúncias feitas por representantes da comunidade da Serra do Padeiro de envolvimento de policiais civis na tentativa de assassinato ao cacique Babau e outros representantes de sua família. Ele ainda afirmou que se necessário for um contingente de policiais será deslocado para garantir à comunidade o direito de ir e vir, já que a mesma, segundo relatos, encontra-se encurralada dentro da sua área.

    Para as lideranças é revoltante observar como a Polícia Federal tem agido com as comunidades indígenas. “É preciso dar um basta nesta situação que envolve as nossas comunidades. Estamos sendo tratados como bandidos perigosos, quando os verdadeiros bandidos andam soltos por aí, aprontando e nada acontece com eles”, afirmaram.

    De acordo com as lideranças há omissão na apuração das denúncias e descaso do poder público frente às reivindicações dos indígenas do estado. “O que mais nos revolta é que as denúncias são feitas, são comprovadas as irregularidades nas ações e nada é feito de concreto. Exemplo desta situação é a prisão do cacique Babau e de seus irmãos, que foram permeadas de irregularidades e mesmo assim eles continuam presos. Queremos que eles sejam libertados!”.  "Eles foram presos arbitrariamente por defender uma terra indígena que está em processo final de demarcação", disse Tainã Andrade Tupinambá. 

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  • 15/07/2010

    Justiça atende MPF e determina continuidade da demarcação de terras indígenas em MS

     

    A Justiça Federal concordou com os argumentos do Ministério Público Federal (MPF) e julgou improcedentes os pedidos de cinco municípios de Mato Grosso do Sul, que queriam a decretação de nulidade do termo de ajustamento de conduta (TAC) firmado entre o MPF e a Fundação Nacional do Índio (Funai), em novembro de 2007. O documento determina a realização de estudos antropológicos em 26 municípios da região sul do estado, para posterior demarcação de territórios de tradicional ocupação indígena. Também era pedida a suspensão das portarias de criação dos grupos técnicos que fariam os estudos.

     

    A ação declaratória foi ajuizada pelos municípios de Tacuru, Sete Quedas, Naviraí, Iguatemi e Juti, sob os argumentos de que deveriam ter participação ativa no TAC – já que seriam atingidos pela eventual demarcação de terras indígenas – e que não havia sido respeitado o direito à ampla defesa.

     

    Para o MPF, os estudos e o próprio TAC não podem ser anulados, pois derivam da Constituição Federal, que determinou, em 1988, que as demarcações de terras indígenas deveriam ser realizadas em até cinco anos, em todo o país.

     

    A Justiça considerou este argumento e acrescentou que o direito à ampla defesa de todos os interessados na questão (estado, municípios e terceiros) não foi desrespeitado. “O processo de demarcação, desde o seu início, pode e deve ser acompanhado por todos os interessados, não havendo prazo estabelecido para tal oportunidade (…). O autor não trouxe provas da violação a essa oportunidade ou direito. (…) Assim, não há falar em descumprimento do contraditório e da ampla defesa”.

     

    Demarcação, direito constitucional – A participação de proprietários, municípios e o estado na elaboração do TAC foi considerada desnecessária, já que a obrigação para realizar a demarcação de terras indígenas é imposta pela Constituição e não pelo documento assinado entre o MPF e a Funai. “Não se trata, pois, de obrigação contratual (…) mas de obrigação decorrente da legalidade”.

     

    O juiz escreveu, em sua decisão, que “há um compromisso constitucional de proteção às comunidades indígenas” e que a suspensão das portarias da Funai “ampliará as diversas agruras que recaem sobre a população indígena, fato notório na região do cone sul deste estado de Mato Grosso do Sul”, portanto, seria “inaplicável o entendimento do autor, que sobrepõe o interesse do município a um direito maior, assegurado constitucionalmente à população indígena”

     

    Para o procurador da República Marco Antonio Delfino de Almeida, a demarcação é crucial para a resolução dos graves problemas enfrentados pelos índios de Mato Grosso do Sul. O estado tem a segunda maior população indígena do país, cerca de 70 mil pessoas, divididos em várias etnias. A taxa de mortalidade infantil entre a etnia guarani-kaiowá é de 38 para cada mil nascidos vivos, enquanto a média nacional é de 25 mortes por mil nascimentos. Já a taxa de assassinatos – cem por cem mil habitantes – é quatro vezes maior que a média nacional, enquanto a média mundial é de 8,8. O índice de suicídios entre os guarani-kaiowá é de 85 por cem mil pessoas.

     

    Em Dourados, há uma reserva com cerca de 3,6 mil hectares, constituída na década de 1920. Existem ali duas aldeias – Jaguapiru e Bororó – com cerca de 12 mil pessoas. A densidade demográfica é de 0.3 hectares/pessoa. O procurador Marco Antonio aponta que “esta condição demográfica é comparável a verdadeiro confinamento humano. Em espaços tão diminutos é impossível a reprodução da vida social, econômica e cultural.

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  • 15/07/2010

    Impetrado novo habeas corpus em favor de Babau e seus irmãos

    Os assessores jurídicos do Conselho Indigenista Missionário (Cimi), Paulo Machado Guimarães e Denise da Veiga Alves, juntamente com a estudante de direito Patrícia Rodrigues dos Santos Moraes, indígena da etnia Pataxó Hã Hã Hãe, impetram hoje (15), habeas corpus com pedido de liminar em favor de Rosivaldo Ferreira da Silva, mais conhecido como cacique Babau.

     

    O habeas corpus também é impetrado em favor de Givaldo Jesus da Silva, Glicéria Jesus da Silva, Jurandir Jesus da Silva e José Aelson Jesus da Silva, irmãos de Babau. Os indígenas do povo Tupinambá vivem na comunidade Serra do Padeiro, localizada no município de Buerarema (BA).

     

    Babau foi detido em março deste ano pela Polícia Federal. A ação aconteceu durante a madrugada, quando a liderança dormia com a mulher e o filho. Seus irmãos foram presos dias depois. A última a ser presa foi Glicéria, detida com seu bebê, que na ocasião tinhas apenas dois meses, no dia 3 de junho. A indígena foi detida quando desembarcava no aeroporto de Ilhéus após encontro com o presidente Lula, em Brasília.

     

    Leia na íntegra o habeas corpus impetrado.

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